| L’impatto dell’emicrania sul lavoro e nello studio.
Le italiane vanno al lavoro con l’emicrania, ma si sentono poco produttive.
Forte il disagio per le italiane soggette a crisi emicraniche in ufficio o all’università. Due terzi delle intervistate afferma: “Il mio capo ignora che io soffra di gravi crisi emicraniche”.
Inoltre, indipendentemente dal fatto che siano le stesse emicraniche a non superare il disagio ad affrontare la questione in ufficio e a scuola o che siano gli altri a sottovalutare la portata negativa di questa patologia, l’8% delle intervistate denuncia un atteggiamento più severo e critico nei propri confronti.
I superiori o insegnanti italiani che risultano attenti al problema sono solo il 34%, decisamente più attenti i Finlandesi (72%), tra i più sensibili anche gli Olandesi (63%) e gli Spagnoli (54%).
“L’emicrania non comporta solo costi diretti, che comprendono visite mediche, diagnosi, ricoveri, farmaci, cura e prevenzione,” – afferma Fabio Frediani, presidente AIC – “ma anche ingenti costi indiretti in termini di performance nel lavoro o nello studio”.
Ciò rappresenta una grossa limitazione per chi ne è colpito, ma anche un problema rilevante per l'intera comunità. E’ stato calcolato che per ogni singolo individuo che soffre di emicrania, tra costi diretti e indiretti, nel corso di un anno la spesa ammonta a quasi 600,00 euro.
Il costo “reale” di questa patologia pesa notevolmente sull’economia in quanto malattia tipica dell'età produttiva. Una considerevole percentuale di emicranici perde diverse giornate di lavoro l'anno e molti si recano al lavoro sotto l'effetto di analgesici, in condizioni di reale menomazione psicofisica.
Più precisamente, l’indagine MINERVA rivela che in 6 mesi il 28% delle pazienti italiane affette da emicrania ha perso giornate di lavoro/studio a causa di attacchi piuttosto forti (in linea le Svedesi col 25%, al contrario appaiono decisamente meno stacanoviste Finlandesi e Olandesi col 55%) e, nello stesso periodo di tempo, il 27% è arrivato in ritardo a scuola o in ufficio per la stessa ragione.
L’influenza negativa di questa patologia si risolve non solo in una generale riduzione di produttività, ma anche in un vero e proprio calo del rendimento: nel corso di intenso attacco d’emicranica, tre quarti delle italiane afferma di non riuscire a rendere al meglio sul lavoro come nello studio, il 78% di non essere più in grado di portare a termine quanto da loro richiesto e il 38% di non poter affrontare scadenze, riunioni importanti ed esami.
Ciò può indurre un abbassamento delle aspettative nei confronti della propria carriera proiettate nel presente - l’8% delle pazienti accusa l’emicrania di impedirgli di fare carriera - come nel futuro, il 12% teme che questa patologia pregiudicherà i futuri avanzamenti di carriera.
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