L'impatto dell'emicrania sulle relazioni sociali
Le Italiane emicraniche frustrate dall'impossibilità di occuparsi appieno della famiglia.
La sfera delle relazioni sociali - e ancora maggiormente di quelle affettive! - non gioca certo un ruolo secondario nel contesto di una qualità di vita pesantemente pregiudicata dall’emicrania.
Secondo l’indagine MINERVA quasi metà delle Italiane intervistate ha dichiarato di non essere stata spesso in grado di passare il proprio tempo in compagnia di amici e/o parenti a causa dell’emicrania e il 70% di esse non si ritiene all’altezza di prendersi cura in maniera appropriata dei familiari qualora insorga una crisi emicranica, venendo così meno ad uno dei propri doveri primari.
Decisamente meno “chiocce” le Finlandesi, che sebbene lamentino nel 75% dei casi un’incapacità a seguire la famiglia quando affette da attacco emicranico, se ne preoccupano solo nel 18% dei casi, seguite dalle Spagnole (27%) e dalle Greche (22%).
“Tornando ai dati italiani” – aggiunge Fabio Frediani, presidente AIC – “al calo della stima di sé come madri e compagne si aggiunge la percezione che siano i familiari a sottostimare per primi la portata negativa della patologia”.
Inoltre, il 42% delle pazienti vede nell’emicrania una fonte di tensioni nelle relazioni familiari e sociali e per il 23% tali ripercussioni finiscono per interessare anche la sfera sessuale.
A distinguersi ancora una volta le donne finlandesi che non denunciano alcun effetto provocato dalla patologia sui rapporti sessuali con il proprio partner. In linea anche i dati relativi alla frequenza dei rapporti: essa diminuisce nel 16% dei casi per le Italiane e solo nell’1% per le Finlandesi.
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