L’impatto dell’emicrania sul benessere psicologico
Le emicraniche italiane ansiose ed arrabbiate.
Il 91% delle pazienti emicraniche italiane è, in sintonia con i dati relativi agli altri Paesi, convinto che la propria qualità di vita sarebbe nettamente migliore se non soffrisse di attacchi di emicrania e il 43% ritiene poi che l’emicrania le privi delle “cose belle” della vita.
“Il disagio derivante dal calo di performance nello studio e sul lavoro, la maggiore difficoltà nel gestire le relazioni sociali e sentimentali, l’impossibilità di trascorrere serenamente il proprio tempo libero, generano nelle pazienti italiane un senso di inadeguatezza e sconforto” – spiega Paolo Martelletti, presidente LIC – “che si declina in una lunga e variopinta gamma di sentimenti”. In particolare, le Italiane risultano essere, secondo l’indagine MINERVA, le più ansiose e disorientate (rispettivamente 57 e 61 per cento), ma anche piuttosto arrabbiate e depresse.
Altri sentimenti che emergono frequentemente: frustrazione nel 32% dei casi, isolamento e solitudine 14%; mancanza di controllo 14% e mancata accettazione 3%.
Inoltre, il 38% vede nell’emicrania una forma di disabilità e il 45% vive nel timore dell’attacco successivo.
Confrontando ancora una volta la situazione italiana con quella degli altri Paesi considerati, si evince che le Tedesche si sentono le meno accettate (16%), mentre le Finlandesi, pur risultando fra coloro che meglio reagiscono agli attacchi di emicrania , lamentano la maggiore frustrazione (84%).
Il record negativo spetta comunque alle Olandesi che si definiscono depresse (54%), inutili (38%), isolate (25%), fino a sfiorare il disagio mentale (16%).
“Ancora una volta è fondamentale rivolgersi al medico esponendo con chiarezza la propria condizione e l’eventuale inefficacia dei trattamenti finora sperimentati”, conclude il Prof. Martelletti.
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