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La relazione col proprio medico.

Italiane fai da te!

L’indagine MINERVA denuncia che sono le Italiane, col 75% dei casi, a fare maggiormente ricorso all’automedicazione; esattamente il doppio delle donne svedesi ( 37%) e poco meno di Finlandesi (32%) e Norvegesi (48%) messe insieme.



Tentare l’automedicazione provando uno dopo l’altro tutti i prodotti da banco in commercio si dimostra solo controproducente: tali farmaci rischiano di non essere sufficientemente efficaci e, peggio, di rinforzare il meccanismo stesso che genera il dolore.

Alla base del forte ricorso all’automedicazione forse anche una diffusa difficoltà, riscontrata soprattutto nelle donne del nostro Paese, a parlare del disagio causato dall’emicrania di fronte al proprio medico. Dell’88% delle pazienti che nell’ultimo anno si sono rivolte al medico per diversi motivi, ben il 43% non ha infatti accennato al proprio mal di testa, anche quando intenso e disabilitante.

“Si tratta di una preoccupante mancanza di dialogo che spesso intercorre fra medico e paziente” – denuncia Paolo Martelletti, presidente LIC – avvalorata anche da altri dati: il 5% delle intervistate ammette di provare addirittura disagio a parlare di emicrania - anche se nell’80% dei casi risultano essere proprio le pazienti a sollevare l’argomento per prime - e il 59% di esse confessa di avere la netta sensazione che il medico sottovaluti la sofferenza indotta dagli attacchi di emicrania e il loro pesante impatto sulla qualità di vita, concentrandosi invece sulla canonica sintomatologia emicranica: nausea, vomito, fotofobia e fonofobia.

“E’ invece fondamentale rivolgersi al medico e, se necessario, consultarlo nuovamente, senza rassegnarsi né all’emicrania né a un trattamento che non si dimostra sufficientemente efficace nel contrastarla” – continua Martelletti – “Preziosissimo si rivela quindi il diario del mal di testa sul quale annotare dettagliatamente frequenza e caratteristiche delle crisi così da fornire al medico tutte le informazioni che gli consentano di effettuare una corretta diagnosi e di individuare una terapia ad hoc”.

 

 
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